Always anti-selfie(mania).

Un motivo in più per rendere Kirsten Dunst ancora più simpatica ai miei occhi è questo corto, realizzato da Vs.Magazine.

Si intitola Aspirational, e denuncia ironicamente quanto ormai sia dilagato il morbo dei “selfie” (da Wikipedia: Il termine selfie, derivato dalla lingua inglese, è una forma di autoritratto fotografico realizzata principalmente attraverso uno smartphone, un tablet o una fotocamera digitale, puntando verso sé stessi o verso uno specchio l’apparecchio e scattando, similmente a quanto avviene con la tecnica dell’autoscatto che utilizza un dispositivo che permette lo scatto ritardato di una fotografia.I selfie vengono realizzati comunemente per poter essere condivisi su social network).

Il problema secondo me non è il possedere un telefono moderno con tutti gli optional. Il problema non sono neanche i “selfie” o come da sempre li abbiamo chiamati “gli autoscatti”: da quando esiste la macchina fotografica, esistono anche loro. Il vero problema sta nell’eccesso.

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Stanley Kubrick
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Ringo Starr

Io sono la prima a dire che fare foto è un modo semplice, immediato nonché potenzialmente artistico/poetico per avere memoria delle nostre esperienze. Ma da qui a trasformare ogni singola situazione in occasione per scattare “selfie” e condividerli sui social network, dovrebbe passarcene. Estremizzando -ma anche no- gli ideatori del corto hanno comunicato quanto un momento memorabile rischi di essere paradossalmente rovinato dalla necessità compulsiva di scattare una foto, da questo eccesso di “far sapere agli altri” quello che combiniamo. Quando la Dunst chiede alle ragazze: “Volete farmi qualche domanda, chiedermi qualcosa..?”, e loro tra le mille opzioni che hanno scelgono il terrificante:”Mi tagghi?”, il brivido viene.

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